Cristiano Caldironi: i mille volti del Professor Larry di Grosso Guaio a Stunt City

Cristiano Caldironi: i mille volti del Professor Larry di Grosso Guaio a Stunt City

Tutto si muove.
Tutto evolve, progredisce.
Tutto rimbalza e si riverbera.
Da un punto all’altro, non c’è linea retta.
Da un porto a un porto, un viaggio.
Tutto si muove, anch’io!
La felicità e l’infelicità, ma anche l’urto.
Un punto indeciso, sfocato, confuso, si delinea,
punto di convergenza,
tentazione di un punto fisso,
nella calma di tutte le passioni.
Punto d’appoggio e punto d’arrivo,
in ciò che non ha né principio né fine.
Dargli un nome,
dargli vita,
dargli autorità
per meglio capire ciò che si muove,
per meglio capire il Movimento.

[Da “Il Corpo poetico” 1998, Jacues Lecoq]

Cristiano è così. Sempre in Movimento. Riesco a raggiungerlo al telefono in una mattina di Gennaio: adesso che Mirabilandia è chiusa si sta dedicando a tempo pieno al teatro, la sua grande passione, che lo ha portato all’età di 21 anni a iscriversi alla Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone, dove si è formato con il metodo Lecoq (da qui la scelta del brano a inizio articolo).
Nato a Ravenna, dove vive ancora oggi con la moglie e la figlia “[…]i miei più grandi amori” ci dice con tenerezza, Cristiano è noto al grande pubblico per la sua esperienza nel trio comico di Zelig Letutine e da alcuni anni tiene compagnia agli ospiti di Mirabilandia nello Spettacolo a tutto gas Grosso Guaio a Stunt City.

M: Dalla televisione a Mirabilandia: come ci sei finito nell’arena dello Stunt Show più famoso d’Italia?

C: Sono arrivato a Scuola di Polizia nel 2012: vestivo i panni del Maresciallo ed è stato Marco Giony (Stunt coordinator e produttore dello spettacolo) a propormelo. In questi anni ho preso parte a diverse produzioni curate da lui e dalla Stuntmashow Productions: sono stato Capitan Uncino e il Lupo di Cappuccetto Rosso qui a Mirabilandia e, l’anno scorso, sono stato Mario Fontana, protagonista di The Christmas Musical in scena al Santa Claus Village di Cesenatico.

Foto dalla Pagina Facebook di "The Christmas Musical"
Foto dalla Pagina Facebook di “The Christmas Musical”

In questa veste, l’attore ha colmato le mie lacune canore: quando Mario si esibisce per la figlia Stella, la gente non assiste a una performance di un artista, ma ascolta il canto di un padre che cerca di coinvolgere la propria bambina ormai cresciuta nello spirito del Natale. Tutto diventa più credibile, più vero.

M: Dal 2015, con l’arrivo di Stunt City, sei diventato il vulcanico Professor Larry. Cos’avete in comune?

larryC: Molto. Tanto. Direi tutto, tranne i capelli! Come l’ingegnoso scienziato sono un pasticcione, mi distraggo facilmente e, come lui, riesco sempre a mettermi nei guai per colpa della mia immaginazione! Per poter interpretare al meglio questo personaggio e riuscire a raggiungere i cuori di tutti gli spettatori, soprattutto dei più piccoli, ho lavorato molto assieme a Davide [ndr: Padovan, grande amico di unavitaatestainigiu!] e Marco per poter elaborare un linguaggio che fosse adeguato per il vivace Larry, per poterlo inserire in maniera armonica nello spettacolo.

M: In scena con Larry c’è il Capitano Davide Padovan. Avete raggiunto un’intesa formidabile e riuscite a spalleggiarvi nell’Arena rendendo i vostri siparietti irresistibili.

C: Davide è un artista a tutto tondo: in Grosso Guaio a Stunt City oltre a presentare lo spettacolo è sempre attento a sostenere ogni scena e a valorizzare Larry riuscendo a farne emergere i lati comici. Siamo due giocherelloni e cerchiamo di coinvolgere il pubblico dello Show trasmettendo agli spettatori la nostra energia.

M: Sono stata dietro le quinte a giugno 2016: quello che ho visto non è solo un team lavorativo, ma c’è qualcosa di più profondo che vi lega, un affetto che va oltre al rapporto professionale, me lo confermi?

C: La squadra di Stunt City è legata da un bene enorme. Trascorriamo mesi insieme e, nel corso del tempo, si sono instaurate le classiche dinamiche famigliari. Pur non frequentandoci nel periodo di chiusura del parco (ognuno ha i suoi impegni, tante volte anche lontani da Ravenna), ci teniamo comunque in contatto con telefonate e messaggi.

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M: Larry, Mario Fontana, Uncino, il Lupo di Cappuccetto Rosso, ma anche Ligabue (di Cesare Zavattini) e Macheath (L’Opera da tre soldi di Bertol Brecht), come fa Cristiano a fare ordine con tutti questi caratteri, a farsi strada tra tutte queste storie? Non è che ogni tanto si perde?

C: L’attore non è deve essere egocentrico: come dice sempre Marescotti, “l’ego personale deve rimanere in camerino”: se Cristiano si mette da parte, allora il personaggio che sta portando in scena riesce ad uscire! Se Cristiano vuole interferire col personaggio, se Cristiano vuole emergere con la sua identità personale, sarà Cristiano stesso a soccombere, sarà la sua personalità ad essere schiacciata.  E’ questo il paradosso dell’attore!

M: Hai parlato di Marescotti (Ivano, importante figura del panorama teatrale italiano). State condividendo un viaggio formativo che coinvolge una classe di 25 persone che, da ottobre, un weekend al mese, sta imparando il mestiere di attore. Quest’iniziativa si è rivelata un successo, tanto da portarvi ad organizzare una seconda classe di lavoro…

C: Il progetto di cui parli si chiama “100 ore con Marescotti” e ha preso vita nel contesto del Circolo degli Attori, una scuola di teatro e spettacolo che nasce nel 2011 Milano e a Roma e, due anni più tardi approda a Ravenna. Padroni di casa: il sottoscritto in qualità di Direttore Artistico e la mia socia Deda Fiorini. In Romagna siamo partiti con una quindicina di iscritti e ad oggi superiamo le 100 adesioni! L’enorme successo del percorso intrapreso con Marescotti, ci ha spinti a voler dare un’identità stabile e continuativa dell’insegnamento di Ivano. Nasce così il Teatro Accademia Marescotti che vedrà la luce nel 2018 e si preparerà ad accogliere chiunque voglia approfondire lo studio sulla recitazione, in un viaggio didattico a 360º che porterà gli allievi a cimentarsi anche in materie come dizione e drammaturgia.

M: Attore comico, attore drammatico, insegnante, direttore artistico… 

C: Mi piace cambiare, mi piace trasformarmi! Anche se è davvero impegnativo cambiare troppo! Siamo tante cose, mi cimento in tante parti, cerco di conoscere e giocare con tutte le mie parti! Larry stringe la mano a Cristiano insegnante, che stringe la mano a Ligabue, che stringe la mano a Mario Fontana…
Nella vita continuo a raccogliere sfide, per cercare di imparare il più possibile, per cercare di migliorarmi continuamente. Ora sono impegnato con Thomas More, un’opera inedita di Shakespeare: la struttura in rima del dramma, lo rende un progetto davvero stimolante e arduo!
Tra le varie esperienze come insegnate, mi sono dedicato anche alla formazione del personale del parco, attraverso lo SMILE TRAINING, ovvero l’approccio all’ospite attraverso il sorriso.

M:M: L’arena di Mirabilandia ed il teatro sono due palcoscenici importanti e, immagino, emozionanti. In cosa sono diversi?

C: La risposta più istintiva è che hanno odori e percezioni uditive diverse, poi, ovviamente, esigono un linguaggio ben distinto. In teatro si viene pervasi da un odore di legno misto a polvere, nell’arena invece è dominante il sentore di gomme bruciate e asfalto ed è difficile terminare le prove senza avere le unghie nere! Per quanto riguarda la percezione uditiva, se fai una pausa,non avverti nessun altro suono,addirittura, ci sono attori che fermano la performance se sono interrotti e disturbati da rumori, soprattutto quando suona un telefono in platea. A Stunt City invece c’è un continuo brusio del pubblico, che interviene e partecipa allo show anche attraverso espressioni di meraviglia e ammirazione, che sono palpabili e ci portano a mantenere la nostra energia sempre al 100%; cosa che non accade in teatro dove,il pubblico lo percepisci, instauri con loro un rapporto, ma lo scopri realmente solo alla fine dello spettacolo. La modulazione dell’energia è completamente diversa, per questo motivo il linguaggio è diverso. A teatro il flusso energetico viene modulato secondo uno spartito dettato dal copione e dal personaggio: qui una pausa equivale a una battuta, può durare un minuto senza far cadere l’attenzione, anzi, aumentandola; in arena è esattamente il contrario. Per questo devo ringraziare Davide che durante i primi anni di Scuola di Polizia mi ha aiutato a capire le differenze, in relazione a cosa dovevo mettere da parte e cosa a disposizione dello spettacolo per essere efficace.

M: Ma c’è qualcosa che non ti riesce bene?

C. Tante cose! Sono molto esigente ed autocritico e quando il traguardo è vicino, lo sposto più avanti. Quando sento che qualcosa riesce bene, cerco sempre altre soluzioni per andare oltre: credo sia questo il bello della creazione. Mio papà era uno chef e da lui ho imparato la dedizione e la devozione per il proprio lavoro, mi ha anche insegnato a usare la fantasia e da lui ho preso la creatività. Tutto quello che faccio mi porta a riempire il mio zainone dell’esperienza: sono un promotore dell’errore e sono fermamente convinto che la vita si rivela noi a poco a poco, quindi dobbiamo continuamente lavorare nella nostra personale ricerca e imparare il più possibile.

M: Hai un aneddoto relativo allo Show per noi?

C: Ce ne sono tanti, la stagione è lunga e ogni giorno succede qualcosa! In scena, ma anche dietro le quinte, è questo il suo bello! Tutto lo staff sa che sono ansioso, paranoico e distratto. Un anno, da copione, durante lo spettacolo era previsto che il bigfoot [ndr: l’auto dalle enormi ruote nella foto poco sopra] passasse sopra al sottoscritto, mentre ero sdraiato sull’asfalto. Ora, data la mia tendenza ad agitarmi e preoccuparmi, immaginatevi il mio stato emotivo in quei momenti! Mentre le enormi ruote mi scavalcavano, vedevo la mia vita scorrere velocissima davanti ai miei occhi! Era talmente un sollievo che il mastodontico mezzo riuscisse a lasciarmi indenne che, ogni volta, mi facevo il segno della croce. Per fortuna Marco è stato clemente e dopo qualche spettacolo ha tolto quella scena!

M: Questa stagione vedrà i primi 20 anni di messa in scena di Grosso Guaio a Stunt City (prima Scuola di Polizia). Hai qualche indiscrezione per noi?

C: Incontreremo Marco nei prossimi giorni, quindi ancora non so nulla! Ogni anno vengono proposte delle nuove gag e figure con i mezzi per sorprendere il pubblico e, io stesso, sono sempre entusiasta e curioso di scoprire cosa capiterà a Larry: l’anno scorso andava a spasso nell’arena attaccata alla griglia anteriore di un tir che impennava..  Sono davvero impaziente di sapere cosa ci sarà nel 2017! Marco cura lo show in ogni elemento: dai fattori scenografici di grande impatto, ai dettagli come il colore del papillon o le scarpe che si illuminano: in questo, l’esperienza in arena è molto affine al teatro.

Foto di Elena Guiduzzi
Foto di Elena Guiduzzi

Ringrazio tantissimo Cristiano per il tempo che mi ha dedicato. In attesa di rivederlo al parco, vi ricordo che potete seguirlo sulla sua Pagina Facebook a questo link e scoprire di più sul Circolo degli Attori a questo link.

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